lunedì 13 aprile 2015

52 Le grandi potenze europee nel Cinquecento


LE GRANDI POTENZE EUROPEE NEL CINQUECENTO

All’inizio del Cinquecento in Europa c’erano 4 grandi potenze: la Spagna, la Francia, l’Inghilterra e l’Austria. Nell’estremità sud-orientale del continente si estendeva l’Impero Ottomano, che costituiva un pericolo costante per l’Europa e, a causa della sua diversità religiosa, era vissuto come un elemento estraneo.

L’Europa nel Cinquecento

Già all’inizio del secolo la situazione sembrava però destinata a cambiare.

L’IMPERO DEGLI ASBURGO

Grazie a una giusta serie di matrimoni, la famiglia austriaca degli Asburgo sembrava avviata al dominio di gran parte dell’Europa. Il personaggio centrale di tutto questo fu Carlo V d’Asburgo, che ereditò dai suoi vari antenati vastissimi possedimenti, tanto che – come egli amava ripetere – nel suo «impero non tramontava mai il sole».
Dal nonno materno, Ferdinando d’Aragona, Carlo V ereditò il regno di Aragona (1516) con le sue dipendenze in Italia (regni di Napoli, Sicilia e Sardegna).
Dalla madre Giovanna, figlia di Isabella di Castiglia, ereditò il regno di Castiglia (1506) con i suoi possedimenti in America, che durante il suo regno si ampliarono e si organizzarono nei vicereami della Nuova Spagna e della Nuova Castiglia.
Dalla nonna paterna, Maria di Borgogna, Carlo V ereditò i Paesi Bassi e la Franca Contea (1506) e dal nonno paterno, Massimiliano d’Asburgo, l’Austria (1519), che egli però cedette al fratello Ferdinando, re d’Ungheria e di Boemia.


In questo modo Carlo V si trovò ad essere il più forte sovrano europeo e nel 1519 si fece eleggere imperatore del Sacro Romano Impero Germanico, carica che dal 1438 era sempre stata assegnata alla dinastia degli Asburgo dai sette elettori cui spettava questo compito. Carlo V, in realtà, comprò i voti necessari per essere eletto imperatore, sborsando la bella cifra di 850.000 fiorini, di cui oltre 500.000 prestati dal banchiere Jakob Fugger.

Jacob Fugger in un ritratto di Albrecht Dürer

Il potere di Carlo V (che egli cercò per giunta di estendere ulteriormente) suscitò l’opposizione di tutti coloro che se ne vedevano minacciati, in particolare
-         i principi tedeschi, che volevano mantenere la propria autonomia
-         il papa, a cui Carlo V avrebbe voluto imporre una riforma della Chiesa
-         il re di Francia, Francesco I, i cui territori erano quasi completamente circondati dai domini asburgici.
Carlo V fu costretto per questo a intraprendere numerose guerre, come quella contro Francesco I, che culminò nella battaglia di Pavia del 1525, con la quale il re francese venne sconfitto e finì per un anno prigioniero dell’imperatore, il quale intanto si impadroniva del Ducato di Milano.

La cattura di Francesco I alla battaglia di Pavia

O come quella contro una Lega di Stati italiani che si era formata per opporglisi e che portò un esercito di lanzichenecchi (soldati mercenari tedeschi) a scendere in Italia e, poiché non venivano pagati regolarmente, a puntare nel 1527 su Roma e a sottoporla a un violentissimo saccheggio durato 9 mesi.

Il sacco di Roma del 1527 in un dipinto ottocentesco di Francisco Javier Amérigo y Aparici

Ciò nonostante Carlo V non riuscì nel suo sogno di unificare l’Europa in un unico grande impero e verso la fine della sua vita (nel 1556) abdicò, deluso dalle fatiche e dai compromessi, e si ritirò in un convento spagnolo, lasciando i suoi domini al figlio Filippo II, ma la corona imperiale al fratello Ferdinando d’Asburgo.

Il monastero di San Jeronimo de Yuste dove si ritirò Carlo V

Questa divisione dei possedimenti di Carlo V determinò due percorsi differenti per l’Austria asburgica e per la Spagna di Filippo II. Quest’ultima rimase ancora per la seconda metà del ‘500 uno degli Stati più importanti in Europa, ma le numerose guerre che Filippo II dovette combattere (per sostenere la grandezza della Spagna, per esempio contro l’Inghilterra) e la mancanza di investimenti nelle attività produttive la impoverirono progressivamente. Alla fine del secolo cominciò per il regno iberico un lungo periodo di crisi politica ed economica, che escluse la Spagna dal novero delle grandi potenze.

Filippo II ritratto da Tiziano

I PAESI BASSI

In più Filippo II perse anche il possesso della ricca regione dei Paesi Bassi; qui egli aveva cercato di imporre la religione cristiano-cattolica, provocando una rivolta (1566), che la Spagna represse ferocemente. La repressione e il malgoverno spagnolo spinsero i protestanti delle province settentrionali dei Paesi Bassi a una nuova rivolta e alla dichiarazione di indipendenza (1581): nacquero così le Province Unite, chiamate spesso Olanda, dal nome della provincia più ricca.

Guglielmo I d’Orange, il capo degli Olandesi nella guerra di indipendenza

LA FRANCIA

La storia della Francia nell’Europa del ‘500 può essere fatta cominciare dalla spedizione del 1494-1498 di Carlo VIII in Italia. Carlo VIII di Valois era cugino degli Angiò, che avevano dominato il sud d’Italia nella prima metà del Quattrocento, ma ne erano stati scacciati nel 1442 dagli Aragona di Spagna. Il tentativo di Carlo VIII di riprendersi Napoli fallì, ma la sua spedizione è per noi importante, perché fu il primo episodio di una serie di guerre che insanguinarono l’Italia.

Carlo VIII di Francia

Il successore Luigi XII ne organizzò altre due e dopo di lui Francesco I mise in gioco la sua reputazione ancora una volta in Italia, ma nel quadro più ampio dell’opposizione al crescente potere di Carlo V.
Le guerre contro gli Asburgo impegnarono Francesco I per un quarto di secolo, con esiti alterni. Cessarono nel 1559 con la pace di Cateau-Cambrésis, firmata dal successore Enrico II. Ma se per la Francia erano terminate le guerre esterne, con la seconda metà del Cinquecento cominciavano quelle interne di religione (per le quali puoi vedere la lezione precedente).

Enrico II di Francia

L’INGHILTERRA

Se la prima metà del secolo è segnata dalla presenza di Enrico VIII e dal suo distacco dalla Chiesa di Roma, con la fondazione della Chiesa Anglicana, la seconda metà è dominata dalla figura della regina Elisabetta I. Nata nel 1533, era figlia di Enrico VIII e della sua seconda moglie, Anna Bolena, sposata dopo il divorzio da Caterina d’Aragona: divorzio rifiutato dal papa e che è all’origine proprio della nascita della Chiesa Anglicana.

Elisabetta I d’Inghilterra

Elisabetta divenne regina d’Inghilterra nel 1558, alla morte della sorellastra, Maria la Cattolica. La sua incoronazione venne però avversata dai cattolici, poiché non davano valore legale al secondo matrimonio di Enrico VIII; essi sostenevano piuttosto la candidatura al trono d’Inghilterra della cugina di Elisabetta, la cattolica Maria Stuart, regina di Scozia.
Nel 1570 il papa scomunicò Elisabetta e ci furono diverse congiure per toglierle il trono, alcune delle quali attribuite a Maria Stuart che finì decapitata nel 1587.

La decapitazione di Maria Stuart (spesso italianizzata Stuarda)

Elisabetta reagì alle congiure rafforzando la Chiesa Anglicana e regnò comunque per più di quarant’anni, dal 1558 al 1603, durante i quali l’Inghilterra conobbe un grande sviluppo economico, nel settore agricolo, navale, tessile e minerario.
Incentivò la fondazione di colonie in Asia e in America: la prima colonia inglese nell’America settentrionale venne chiamata Virginia, in onore di Elisabetta che era detta la Regina vergine, in quanto non si sposò mai. Per il commercio con l’oriente costituì la Compagnia delle Indie Orientali: lo sviluppo della flotta inglese fu la base della potenza commerciale e militare dell’Inghilterra, che divenne uno degli Stati più ricchi al mondo.
La protezione accordata da Elisabetta ai corsari che operavano in America (vedi lezione sulla pirateria) e la rivalità con la Spagna per il controllo degli oceani portarono a una guerra tra Spagna e Inghilterra; essa culminò nel 1588 con la distruzione della flotta spagnola (sebbene fosse chiamata Invincibile Armata), in uno scontro avvenuto nel Canale della Manica e con il soccorso in favore degli inglesi di tre violentissime tempeste; dopo di allora l’Inghilterra fu la prima potenza navale nel mondo.

Dipinto di anonimo con navi inglesi e navi dell’Invincibile Armata spagnola

Durante il regno di Elisabetta I vi fu anche un grande sviluppo culturale, testimoniato dall’opera del massimo scrittore di teatro della storia, William Shakespeare, autore di “Romeo e Giulietta”, "Amleto", “Otello”, “Re Lear”, “Macbeth”, “La bisbetica domata”, “Riccardo III”, "Il mercante di Venezia" e molte altre opere famosissime in tutto il mondo.

Dipinto di anonimo e di epoca recente di William Shakespeare

L’AUSTRIA

All’interno dell’Impero Germanico l’Austria rimase a lungo lo Stato più forte, ma per molto tempo dovette impegnare le sue forze per difendersi dagli attacchi dei Turchi Ottomani, che giunsero ad assediare la stessa capitale, Vienna (nel 1529 e nel 1683). Per quanto fossero anche re d’Ungheria, gli Asburgo controllavano solo una minima parte del territorio ungherese, che era sotto dominio turco.

L’assedio di Vienna del 1683 di anonimo

L’IMPERO OTTOMANO

L’Impero Ottomano continuò la sua espansione fino alla fine del Seicento; un momento critico si ebbe nel 1571, quando i Turchi furono sconfitti nella battaglia navale di Lepanto, ad opera di una flotta cristiana costituita da Veneziani, Genovesi e Spagnoli. Il declino turco cominciò verso la fine del Seicento: nel 1686 l’Ungheria tornò sotto il dominio degli Asburgo.



La battaglia di Lepanto in un dipinto anonimo

LA RUSSIA

Un’altra nuova grande potenza si affermò nell’Europa orientale: la Russia.
Il principe di Mosca Ivan IV il Terribile (1533-1584) assunse il titolo di zar (imperatore) e la Russia divenne un impero, che nel corso dell’Età Moderna si estese fino a raggiungere il mar Baltico a ovest e l’Oceano Pacifico a est (1649). Nel Seicento la Russia confermò la sua potenza, cominciando a partecipare alle guerre che si combattevano in Europa.

Ivan IV il Terribile in un ritratto di Viktor Michajlovič Vasnecov

APPROFONDIMENTI
(li trovi nella barra di destra nell'home page):
La disfatta dell'Invincibile Armata (1588)



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